Prefazione
Fernanda Pivano
Caro Bobo Ivancich,
che gioia averti di nuovo incontrato con la tua splendida barca leggendaria.
E tu che sei incontro di emozioni mi hai anche dato questo libro splendido di foto leggendarie. Ma poi cosa si può dire di questo tuo vezzo di offrire i tuoi colori alle tue foto. Ho quasi la certezza che il tuo libro finirà in qualche scuola dove pochi capiranno di che cosa si tratta, ma le tue foto dipinte da te, coi tuoi quadri naturalmente dipinti da te, insieme i tuoi ricordi che ci lasciano tanti amici tuoi e miei. Perché tu sei stato il testimone di queste storie e la bellezza di Adriana ha vigilato su di te con la tua grazia. Vorrei che tu dedicassi a lei questo libro fatto nel suo segno al quale ora auguro tutto il successo, ma insisto a dedicarle il tuo rispetto, che avrò sempre per chi l’abbia conosciuta.
Ciao, Bobo, grazie della tua amicizia.
Nanda Pivano
pace e amore
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Il sasso nello stagno
Bobo Ivancich de la Torriente se ne sta seduto sulla sua parte di mondo, nè
troppo lontano nè troppo vicino da quelle parti del mondo in cui
vivono,pensano e abitano quasi tutti gli altri umani,. Abita, quindi dalle
nostre parti, ma non è esattamente il posto in cui siamo ed agiamo di solito.
In quel contiguo luogo se ne sta tranquillo e osserva: ogni tanto, dopo un
sorriso perplesso, lancia un sasso in quello che sa essere il nostro stagno
e osserva, appena un po' incuriosito, l'inseguirsi di onde concentriche che
ne increspano lo specchio della superficie.
Non nasconde la mano, anzi, elegantemente la ostenta, sembra quasi
salutare, dice: il sasso l'ho lanciato io e io, io, son qua, se qualcuno ha
qualcosa da eccepire...se qualcuno ha qualcosa da dire, me lo dica subito.
Sorriso e sasso, il sorriso è inconfondibile, ma il sasso ha molte forme:
tante quante sono le sue opere.
Opera multiforme: tante quante ne sono le forme del terrorismo ironico che
Bobo ritiene necessario esercitare nei confronti della società. L'arte non
dovrebbe uccider nessuno, ma esiste se fa sanguinar coscienze: dove ne
esistono. Stanar coscienze non è facile, bisogna saper bene il proprio
mestiere.
Lui, il suo mestiere non l'ha dovuto imparare, dipinge per nasconderlo.
Avvolto e celato dall'artista vive il terrorista istintivo, ben determinato a
raggiungere il proprio obiettivo, pronto ad usare l’ironia per infrangere
qualunque regola determinata. Nessuno si salva, nè Fidel Castro nè il Papa,
non sfugge Maria Callas ma non si salva nemmeno Peggy Gughennheim.
Come ogni buon terrorista Bobo applica maniera assai convinta ed efficace
l'arte della mimesi.
Ogni azione per esser più efficace richiede strumenti particolari: un solo
tipo di pittura non basta per raccontare persone e fatti così diversi tra di
loro.
Così le sue opere sono raccontate nella maniera espressiva di Bacon e di
Warhol, usano i modi di Mantegna o i colori piatti di Hockney, ma dov'è de
la Torriente?... Non c'è problema, direbbe quasi sorridendo lui...basta saper
vedere: è lì, dietro ciascuna mano c'è la sua, quella che ha lanciato il sasso
nello stagno, quella mano che sembra un po' salutare.
Umberto Zampini 2007
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The stone in the pond
Bobo Ivancich de la Torriente sits on his part of the world, neither too far from nor too near to those parts of the world in which nearly all other human beings live, think and dwell. He lives, then, where we do, but not exactly in the place in which we usually are and act. In that contiguous place he takes it easy and observes: once in a while, after a perplexed smile, he throws a stone into that which he knows to be our pond and observes, with a pinch of curiosity, the succession of concentric waves that ripple the surface of the water.
He does not hide his hand, on the contrary, he shows it elegantly, as if in greeting, saying: it is I who threw the stone and I, I, am here, if anyone has anything to object... if anyone has anything to say, then say it now. Smile and stone, the smile is unmistakable, but the stone takes many shapes: as many as are his works.
Multiform works: as many as are the forms of ironic terrorism that Bobo deems it necessary to inflict upon society. Art should not kill anyone, but it exists if it makes consciences bleed: where they exist. Rousing consciences is not easy, one has to know one's trade.
Bobo did not have to learn his trade, he paints to conceal it. Enveloped and concealed by the artist lives the instinctive terrorist, determined to reach his goal, ready to use irony to break any determinate rule. No one escapes, neither Fidel Castro nor the Pope, not Maria Callas, but not Peggy Guggenheim either. Like every good terrorist he applies the art of mimesis with great conviction and efficacy.
Every action demands particular tools to be efficacious: a single type of painting does not suffice to relate such a variety of persons and facts.
Thus his works are related in the expressive manner of Bacon and of Warhol, using the modes of Mantegna or the flat colors of Hockney, but where is de la Torriente?... There's no problem, he would say almost smiling... you just have to know how to look: he's there, behind each hand there's his hand, the one that threw the stone into the pond, that hand, as if in greeting.
Umberto Zampini 2007
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Interview with Bobo Ivancich
Carmela Cipriani
MAY 12, 2006
Rainbow Room, Rockfeller Center, Manhattan, New York
BOBO IVANCICH Ok, Carmela, ask me everything that you want to know.
CARMELA CIPRIANI Quando hai iniziato a dipingere ?
BI Fin da piccolo, per gioco, vedendo mio padre dipingere : anche mio padre dipingeva ma, non si è mai curato dell’aspetto commerciale :
era più un poeta e un letterato : è lui che ha pubblicato “The Pisan Cantos”di Ezra Pound edito da Rizzoli a New York nel 1970 e ha anche aiutato Hemingway nella stesura di alcuni suoi libri.
CC Ma la tua famiglia è stata per lo più una famiglia di banchieri, ambasciatori, armatori….
BI Sì, ma anche di intellettuali ed artisti, anche mia zia Adriana dipingeva, è lei che ha disegnato le copertine di quasi tutti i libri di Ernest Hemingway (Hemingway ebbe con mia zia una lunga storia d’ amore, il libro “Al di là del fiume e tra gli alberi è ispirato a lei).
Mia nonna invece è stata allieva di Nardi, uno dei più grandi ritrattisti italiani dell’ 800 : posseggo ancora un ritratto che Nardi fece a mia nonna.
CC Ma quando hai deciso di diventare proprio un artista ?
BI Credo quando avevo 12 anni, andai con mio padre nello studio del suo amico,
il pittore Wilfredo Lam e lo vidi al lavoro, rimasi molto affascinato dalla sua opera.
CC Ci sono altri incontri con artisti che per te sono stati importanti ?
BI Sicuramente con l’ artista Gino De Dominicis...
CC Sì, mi ricordo di lui, eravate inseparabili all’ Harry’s Bar. De Dominicis era una persona molto riservata, vedeva poche persone…
BI Sì, eravamo molto amici, ero una delle poche persone di cui si fidasse veramente, avrei dovuto essere il suo esecutore testamentario e suo erede, ma purtroppo in quei giorni ero a Cuba, tornai 2 giorni dopo la sua morte avvenuta improvvisamente.
Grazie a Gino De Dominicis ho conosciuto altri importanti artisti internazionali, da Schnabel a Kosuth a Schifano (Kosuth ha anche abitato nel mio palazzo durante la Biennale di Venezia).
CC A proposito di Schifano : Andy Warhol diceva che il più grande artista italiano era Mario Schifano e Mario Schifano parlando di te diceva “Bobo è più artista di me!!” e ti immortalò in una curiosa sequenza fotografica..
BI Apprezzo molto il lavoro e la personalità di Schifano e a volte alcuni miei lavori sconfinano nella pop art.
CC Perché hai deciso di vivere tra New York e Venezia?
BI Perché sono complementari, perché insieme rappresentano: passato e presente, tradizione e futuro. A Venezia trovo le mie radici, riconoscibili anche in molti dei miei lavori : i pittori veneziani si tramandano da secoli tecniche e segrete alchimie, a cui amo attingere. Da New York invece traggo la contemporaneità, la linfa vitale e l’ ispirazione. Nei miei dipinti coesistono e interagiscono passato e futuro, tradizione e modernità.
CC Una parte delle tue radici è però Cubana ? “De La Torriente” ?
BI Sì, mia madre era cubana, un mio antenato era il marchese De Sandoval y De La Torriente, era il braccio destro di Pizzarro, era uno dei conquistadores dell’ America, del Nuovo Mondo : lui si prese per le sue conquiste quasi mezza Cuba. Sono molto legato a Cuba, a lei devo la mia passione e il mio spirito focoso.
CC Tua madre sposò poi il Barone Franchetti? Giorgio, il fratello della moglie di Cy Twombly ?
BI Sì, il Barone Raimondo detto “Nanouk” (la nonna era una Rotschild). Sua sorella Afdera sposò l’ attore Henry Fonda.
CC Il cugino di Giorgio Franchetti, il grande collezionista, fratello della moglie di Cy Twombly ?
BI Sì, esattamente.
CC Hai vissuto molti anni a palazzo Barbaro, a Venezia ?
BI Sì, un posto splendido, mia madre faceva dei party mitici, veniva spesso da noi Peggy Guggenheim (Peggy stessa aveva vissuto a Palazzo Barbaro nel ‘48, prima di comprare l’ attuale sede del museo, Cà Venier dei Leoni), i Vanderbilt, e così via. Abitavo sul Canal Grande, quasi di fronte alla Guggenheim e andavo spesso a casa sua: ero amico di suo nipote Nicolas Helion (figlio di Pegeen Guggenheim e il pittore Helion), e a volte entrando vedevo Peggy cenare in sala da pranzo di fronte al Picasso. A palazzo Barbaro visse anche il pittore americano John Singer Sargent (uno dei più grossi pittori americani dell’ ‘800, famosa la sua “Madam X”) : a volte era come se sentissi il suo spirito, e dipingessi in trance. Ora il mio studio si trova in un altro palazzo di famiglia vicino a Piazza S. Marco, dove veniva spesso Ernest Hemingway: è qui che sono nato, tra Rubens e Canaletto, ho respirato da sempre l’ aria dei grandi maestri del passato.
CC C’è un tuo quadro molto interessante di Peggy Guggenheim vicino al famoso cavallo di Marini “Cavallo e cavaliere”.
BI Peggy amava particolarmente questa scultura, meglio nota come “ L’Angelo della Città”, che aveva messo a guardia dell’entrata di Cà Venier dei Leoni, il suo palazzo sul Canal Grande che oggi ospita la sua favolosa collezione e si faceva spesso fotografare vicino a questa opera, Peggy era un’ animo ribelle, non puritana e molto intelligente, con un gran senso dell’ umorismo.
Questa statua fu comprata da Peggy nel 1949, direttamente dall’artista Marini in occasione di una mostra di scultura in cui vi erano inoltre Brancusi, Calder, Arp, Giacometti, ecc.
La statua di Marini rappresenta un cavallo e un cavaliere con le braccia aperte, come in estasi, e a sottolineare il suo stato, Marini aveva aggiunto un fallo in piena erezione, quest’ultimo provocò un vero e proprio scandalo. Peggy era così famosa che gli aneddoti su di lei rimbalzavano, uno dietro l’altro come boomerang , a tale proposito vorrei ricordarne alcuni che riguardano questa scultura.
Quando riceveva suore, o passavano cortei religiosi nel canale, Peggy svitava il fallo e lo nascondeva in casa.
Il punto migliore per ammirare la scultura era la finestra del soggiorno, dove Peggy passava la maggior parte della giornata seduta al tavolo di lavoro. Da lì poteva vedere il cavaliere di profilo, e spesso sbirciava dai vetri, osservando divertita le reazioni dei visitatori di fronte alla statua.
Un bel giorno il fallo scomparve e Peggy accusò il poeta della “ beat generation” Gregory Corso di averle fatto uno scherzo. Andò su tutte le furie e inviò un telegramma a Marino Marini, che stava a Parigi, con scritto: “Uccello rubato, prego mandarmene subito uno nuovo”.
A Venezia si sparse la leggenda che Peggy possedesse diversi falli di svariate misure, come parti di ricambio, che usava a seconda delle occasioni : Queste ‘storie’ resero l’ opera di Marini la più ‘chiacchierata’ della collezione.
CC Cosa pensi della Fondazione Guggenheim ai giorni nostri, a quasi 30 anni dalla sua morte ?
BI Ricordo con nostalgia quando a Ca’ Venier dei Leoni abitava Peggy, ogni anno veniva allestita una nuova mostra col suo curatore e nostro comune amico John Hohnsbeen che vedevo praticamente ogni giorno alla piscina dell’ Hotel Cipriani.
Anche oggi la fondazione è diretta mirabilmente da Philiippe Rylands, oltre alla collezione permanente vi sono spesso mostre interessanti.
CC E i tuoi rapporti con Evelyn Lambert, grande amica della Guggenheim?
BI Evelyn Lambert non aveva figli, e mi considerava uno dei suoi “figliocci” preferiti e io la mia madrina, lei era uno dei 6 membri emeriti dell’ Advisory Board della Fondazione Guggenheim e poco prima di morire stava per fondare un nuovo Museo Guggenheim in Messico. Evelyn acquisì 2 miei quadri nella sua favolosa collezione quando ero appena diciottenne : possedeva Picasso, Bracque, Fontana, ecc., io andavo spesso da lei, mi divertiva molto vedere i suoi ultimi acquisti, altre volte visitavamo assieme alla Biennale di Venezia.
CC Cosa pensi dell’ acquisto di Palazzo Grassi da parte di Pinault ?
BI Il precedente proprietario, la Fiat, ha fatto delle mostre importanti , ma credo che qu esto cambiamento sia molto positivo per Venezia : credo che rilanci l’ arte contemporanea. I contatti con l’ estero sono stati sempre molto importanti : ora Gagosian aprirà a Roma e questo sarà di uleriore impulso.
CC I tuoi quadri sono in grosse collezioni, come la Rosekrans,Lambert, ecc., e sono stati in asta da Sotheby’s e acquistati da nomi come il famoso stilista Santo Versace, ma non ti sei curato mai fino ad oggi di fare molte mostre o a fare un catalogo, nonostante molte insistenze di galleristi, come mai ?
BI Per due motivi : il primo è che innanzitutto sono sempre stato più interessato a dipingere che a vendere, penso alla qualità e non alla quantità;
il secondo motivo è che come De Dominicis (che si rifiutò sempre di fare un catalogo, tranne che per una mostra di Mazzoli) ritengo che una foto per quanto elevata qualitativamente, difficilmente possa rappresentare esattamente un dipinto, che per essere apprezzato va visto di persona : vi basta solo una foto per capire, conoscere veramente e amare una persona ? Per citare manritte: “Ceci n’est pas une pipe”.
CC Sei uno dei pochi artisti presente in un ristorante Cipriani, cosa ne pensi di questo ?
BI Anche artisti come Jasper Johns, Schnabel, Rothko hanno avuto i loro quadri in famosi ristoranti come il “Four seasons”, ecc. ed è un grande onore per me avere dei miei quadri nei ristoranti Cipriani che sono tra i miglliori ristoranti al mondo : infatti è molto difficile avere un proprio quadro esposto in uno dei vostri ristoranti, più difficile che esporre al Moma o in altri musei.
CC Perchè credi che la scelta sia ricaduta su di te ?
BI Credo che Cipriani sia sinonimo di lusso, e lusso significa il giusto equilibrio tra tradizione e contemporaneità : io nei miei quadri cerco sempre questo equilibrio, cerco di coniugare questi due opposti.
CC Quali sono i maestri del passato che più senti vicino al tuo modo di fare pittura o che ami di più ?
BI Leonardo, Caravaggio, Pontormo, Bellini, Mantenga sono da sempre per me fonte di ispirazione.
CC Ho visto un tuo quadro incredibile ispirato al Mantegna però incredibilmente attuale.. Vi è spesso nelle tue opere il gusto del paradosso o la rappresentazione degli opposti...
BI Sì, i sono i temi di fondo di tutto il mio lavoro.
CC Quali sono gli artisti del ‘900 a cui ti senti più vicino o con cui senti un forte
legame?
BI Duchamp, Hopper, Bacon, Warhol.
CC E contemporanei ?
BI Jasper Johns, Schnabel, Kapoor, Cattelan, Seville.
CC Nei tuoi quadri ricorre spesso, Ezra Pound, col quale giocavi a scacchi da piccolo…
BI Io sono ebreo, non condivido assolutamente le idee di Pound, ma è anche indubbio che è stato uno dei più grandi poeti del ‘900, è a lui che si devono molte innovazioni nel modo di fare poesia in lingua inglese.
Mio padre era antifascista, ma anche un letterato, il suo interesse per Pound era puramente letterario, non certo ideologico , e poi credo nell’ espiazione e nel perdono : credo che con i suoi 13 anni in prigione abbia pagato per le sue idee.In questi anni c’ è stata una rivalutazione del lavoro di Pound, 2 anni fa c’ è stata una grande mostra su Pound alla Tate Gallery di Londra.
Hemingway diceva a proposito di Pound : “Era più gentile e più cristiano verso gli i altri di quanto non fossi io...Così generoso verso la gente che io l’ho sempre considerato una specie di santo”.
CC Anche Ernest Hemingway è spesso soggetto dei tuoi quadri. (nel libro “La torre bianca” si legge che Hemingway regalò alla vostra famiglia una macchina da scrivere , una Royal, con la quale scrisse molti dei suoi romanzi…
Ancor oggi posseggo la macchina da scrivere di Ernest Hemingway, col quale scris- se molti dei suoi libri : ha un valore inestimabile, mi hanno grosse offerte , ma mi sono sempre rifiutato di venderla. Io sono dedito quasi esclusivamente alla pittura, nonscrivo molto, ma con questa stessa macchina ho scritto “The Last Shot”, il soggetto di un film sugli ultimi anni di vita di Hemingway, credo che la regia la faccia Julian Schnabel.
CC E le star di Hollywood che si vedono spesso nei tuoi quadri ?
BI La mia famiglia era proprietaria del Grand Hotel di Venezia, che è stato uno dei migliori alberghi del mondo (110 stanze sul Canal Grande, lo si vede in molti film degli anni ‘60 come James Bond 007, ecc.) venivano qui da Barbara Hutton alla Regina Elisabetta, dai Kennedy a Onassiss e noi avevamo a disposizione l’ ultimo piano del palazzo : sono sempre stato circondato da questo tipo di persone, per me è normale.
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